Le degustazioni
20th feb 2013Posted in: Le degustazioni Commenti disabilitati
Ferrocinto: il nettare delle vigne-giardino

Che la Calabria del vino non sia solo Cirò è ormai un fatto tangibile, fondato sul lavoro serio e concreto di numerosi produttori che si sono concentrati sulla riscoperta delle vecchie uve autoctone, forse poco note alle grandi platee ma insostituibile patrimonio di profumi e sapori. Tra gli alfieri del rinascimento enologico regionale c’è sicuramente il Magliocco, il rosso vitigno principe del cosentino, dalle origini che si perdono nella notte dei tempi, artefice di vini di spiccate personalità e struttura coniugate a longevità, e ricco di potenzialità ancora inespresse.

Ad esplorarle si dedicano con impegno realtà vitivinicole di lunga tradizione, quali le Tenute Ferrocinto, estese nell’omonima contrada nell’agro di Castrovillari, in zona dolcemente collinare, fronteggiate dalle vette del Pollino. Antica proprietà dei baroni Salituri e dominata dalla ottocentesca masseria fortificata che funge tuttora da residenza di un ramo della famiglia, la tenuta conta su 45 ettari di vigne curate come giardini e baciate da un microclima unico, caldo, mite, ventilato da fresche brezze che portano salutari escursioni termiche, con una piovosità ben distribuita durante l’anno.

La fortissima tensione alla qualità, la passione e la voglia di sempre migliori risultati senza lesinare sugli investimenti espresse dalle nuove generazioni dell’azienda, oggi guidata da Luigi e Federico Nola, si è tradotta nell’ultimo decennio in una attenta opera di riconversione dei vigneti, varietale e nella forma di allevamento: la fiducia nella vocazione enoica del terroir ha indotto ad impostare gran parte del lavoro sulle uve tipiche e sulle identità storiche e territoriali, senza però fare a meno del contributo di alcune uve internazionali, qui perfettamente a loro agio. È nata anche la nuova cantina, dotata di attrezzature all’avanguardia. Uno slancio premiato dalla costante crescita qualitativa dei vini firmati Ferrocinto, supportati da consulenti di rango come il winemaker piemontese Marco Monchiero e l’enologo aziendale Stefano Coppola, che hanno valorizzato ogni particolare del processo produttivo.

Così, dal connubio tra sorvegliata conduzione delle vigne (dove vige il regime biologico) e buon impiego della tecnologia, prende vita una gamma di rossi e bianchi in chiaro stile calabrese, capeggiata dal vino bandiera dell’azienda, il Magliocco in purezza, ora sul mercato sotto la nuova Dop Terre di Cosenza sottozona Pollino. Ottenuto da uve selezionate, affinato in botti d’acciaio e poi per sei mesi in barrique, si presenta con un bel colore rosso vivo dai riflessi violacei e colpisce subito elegantemente l’olfatto con profumi di frutta rossa, fragole e amarene, seguiti da note vegetali e di fiori. In bocca è sapido e fresco, ricco di polpa, i tannini sono delicati e ben amalgamati, il corpo non manca, il gusto è persistente. Eccellente l’evoluzione in bottiglia. Ottimo partner, infine, di cacciagione o paste ricche condite con sughi di carne e ideale con i formaggi.

L’ABBINAMENTO: LO SFORMATINO DI RISO DI SIBARI

Variegata e dotata di fortissima identità, ma animata da un desiderio di muoversi in libertà e di unire il piacere della tradizione e quello contemporaneo della creatività. Oggi è questo il volto della migliore arte culinaria calabrese. E in provincia di Cosenza il nuovo corso della gastronomia regionale è rappresentato molto bene dal ristorante La Tavernetta di Campo San Lorenzo, situato a metà strada tra Camigliatello e il Parco Nazionale della Sila, in un contesto naturalistico di rara bellezza, e rinomato ormai in ambito internazionale per qualità e stile delle proposte. Vecchio fabbricato del 1948 ristrutturato sette anni fa all’insegna della semplicità e del buon gusto, questo ristorante ha parecchie frecce al proprio arco: una sala elegante e confortevole, una straordinaria cantina “a vista” fatta di un migliaio di etichette che parlano innanzitutto di Calabria ma anche dei più grandi vini italiani e francesi, un’accoglienza amichevole improntata a misurata cordialità, un ottimo servizio.

Alla regia i due simpatici titolari, Pietro Lecce, estro combinato ad orgoglioso amore per le proprie radici e professionalità, e l’affabile moglie Denise. Il punto d’arrivo è una cucina calabrese d’avanguardia che, nel solco del rispetto dei sapori originali, spesso netti e decisi, e dei prodotti tipici, adotta le tecniche più attuali per reinterpretare il repertorio classico e rinnovarlo con guizzi di fantasia. Di qui una serie di piatti che guidano alla scoperta del meglio di quanto offerto dalla Sila, dai selezionati funghi, vedi gli ovoli e i porcini, alle verdure più inconsuete, dalle paste e minestre ai formaggi e salumi di nero di Calabria, fino ad arrivare alle carni di vitello podolico, agli  agnelli e ai capretti alla brace. Tra le specialità della Tavernetta, lo sformatino di riso di Sibari mantecato con formaggio Moro e vino rosso Magliocco sarà perfettamente accompagnato dal Magliocco delle Tenute Ferrocinto.

A proporre l’abbinamento è il libro di recente edizione “Intorno a Ferrocinto, i grandi vini della Dop Terre di Cosenza Pollino incontrano l’alta ristorazione calabrese”, curato da Giovanni Gagliardi e Paolo Marchionni: un volume patinato, dal grande formato, costellato da bellissime foto e dalle storie di produttori, vini e ristoranti di questo territorio che merita di essere più conosciuto.

© pubblicato su “Mondo Agricolo”, febbraio 2013

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